Vi ricordate i siti degli anni ’80 straboccanti di gif animate, menù grafici o, peggio, interi testi in formato grafico e chi più ne ha più ne metta? Sembrano tempi lontani anche se ancora oggi si possono vedere siti di questo tipo soprattutto a livello amatoriale o "regalati" da quello "splendido" programma che è FrontPage. A livello professionale, invece, le tendenze si riducono sostanzialmente a due con un numero di varianti che, per ora, trascureremo; da un lato c’è la tendenza ad "arricchire" il sito con tutte le tecniche che oggi il web design sembra offrire, dal lato opposto c’è la tendenza a spogliare il sito fino a renderlo poco più che una pagina bianca con un po’ di testo. Come sempre, i siti dovrebbero rispecchiare l’identità di colui che li crea ma dovrebbero, soprattutto trovare riscontro fra coloro che dovrebbero visitarli e, molto spesso, in entrambi i casi gli utenti si trovano di fronte a cose che non capiscono o di cui non sanno che farsene. Oggi molti siti tendono a diventare sempre più simili a blog e viceversa e allora ecco incombere subito la chimera del "web 2.0" tanto evanescente nelle sue possibili definizioni quanto invadente nei suoi effetti pratici: ecco siti zeppi di aggregatori RSS, di bottoni per social bookmarking etc. etc. Se si tratta di un sito che vuole essere "di impatto" ancora oggi non può mancare un bel filmatino in flash. Risultato: un sito o blog "elefantiaco" dove l’informazione, i contenuti, sembrano annegare in questo mare di bottoni e links che la stragrande maggioranza degli utenti non utilizzerà mai anche perché non ne conosce neppure la funzione. Se poi l’utente è uno degli ancora tanti sventurati affetti da digital divide cronico ecco che l’insofferenza si fa ancora più sentita di fronte a siti sempre più pesanti in termini di Kb. L’altra tendenza è quella "stilosa" e un po’ snob di chi si ritiene talmente superiore alla massa da non avere necessità di alcun effetto strano; si opera, allora, una sistematica opera di spoliazione fino a ridurre la pagina a una bella foto, un po’ di testo e tanto spazio vuoto. Diciamocelo: anche questa non è una tendenza del tutto nuova ma, anch’essa, un recupero su nuove basi di un fare web "antico" quando ancora le pagine erano soprattutto testo e poco altro. Di fronte a siti di questo tipo l’utente si trova a sua volta smarrito. Se nel primo caso si trovava smarrito nel pieno, nel secondo si trova smarrito nel vuoto. Certamente, l’ultima soluzione ha qualche effetto benefico che non bisogna passare sotto silenzio: in primo luogo le pagine sono leggere e facili da caricare e questo, in un’epoca in cui la gente ha bisogno di avere informazioni e di averle in fretta, questo è un dato positivo; in secondo luogo l’attenzione dell’utente viene concentrata sui contenuti e non dirottata su funzionalità di dubbio interesse. Cosa concludere dunque? Come sempre, la verità sta nel mezzo e nella capacità di mediare gli estremi. Il layout del sito non dovrebbe essere né troppo ricco ed elaborato né troppo povero e spoglio; dovrebbe non intimorire l’utente con troppe opzioni ma anche stimolare la curiosità e l’attenzione con una varietà di contenuti che lo invoglino ad approfondire nella navigazione. Ovviamente sono, queste, indicazioni generalissime sulla composizione di un layout e molti altri parametri dovrebbero essere presi in considerazione. Resta fissa la massima suprema: un sito deve essere creato tenendo conto, principalmente, di quelle che sono le esigenze del navigatore e quello dovrebbe essere in nostro "cliente" di riferimento, sarà lui, come sempre, a suggerirci se il layout creato funziona oppure no.
Studio Grafico Animapixel
giovedì 3 gennaio 2008
Siti web: tra barocco e minimalismo
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